Una sera, in un ristorante tre stelle Michelin, vi erano due innamorati che si tenevano per mano sul tavolo. Arriva il cameriere a separare quell’unione per posizionare “correttamente” la posata, in vista del successivo piatto in arrivo. Una fitta, o impulso interno come lo chiamerebbe uno psicanalista, è stata sufficiente a comprendere che ci fosse un problema, grande, immenso, infinito. 

Il suddetto cameriere, dopo ben cinque anni di alberghiero, ha dimenticato di porsi l’unica domanda sensata: “Potrà mai una forchetta di mer*a separare un’energia eterna?” Socrate si sarebbe suicidato, Dante avrebbe cancellato la celebre frase “L’amor che move il sole e l’altre stelle”. 

Qui nasce crudogeno, un semplice e chiaro atto di ribellione. Anarchia. La Treccani, tra gli altri significati, definisce “crudo” come “rude, schietto, non attenuato o temperato da tono di pietà” o, ancora, “schietto, senza fronzoli”. 

Non siamo anarchici per definizione, come quelli che scendono in piazza spaccando le vetrate per cercare l’identità che hanno dimenticato di cercare al proprio interno. Siamo anarchici quando serve. E se due innamorati si tengono per mano, l’anarchia serve. La posata la metti al contrario. 

Noi le posate le mettiamo come ci svegliamo al mattino, come batte il sole, come il design vuole. Come l’amore pretende. Se stai piangendo, il prossimo piatto può attendere, se ti stai emozionando, il prossimo piatto può attendere, se stai per avere una crisi di nervi, forse l’intera cena può attendere. E, se non può attendere, chiediamo umilmente scusa perché abbiamo sbagliato tutto, fin dalle origini. 

Crudogeno non è solo “crudo”, è anche idrogeno. L’elemento chimico più semplice e leggero della tavola periodica, presente in grande quantità nell’universo ma disponibile sulla terra solo legato ad altri elementi. “Semplice” e “leggero" rendono grazia alla nostra idea di ristorazione. Niente sovrastrutture, niente robe inutili. Locale minimale, mise en place minimale, piatti minimali. 

Cuciniamo ciò che amiamo mangiare noi stessi, prima degli altri, e quando vogliamo mangiare non intendiamo cucinare per cinque giorni consecutivi, vogliamo mangiare adesso. Per cui non vi sono preparazioni eterne, tecniche di cottura che durano giorni, passaggi in mille macchinari differenti. Vi è semplicità e chiarezza. Vi è una materia prima eccellente, sempre accompagnata da una bottiglia di vino altrettanto eccellente. Vuoi la birra? Non ce l’abbiamo, non ci piace. Magari un giorno ci piacerà e la inseriremo, ma oggi non ci piace. Non c’è. E non ci dispiace. 

Il nostro processo creativo nasce da una domanda: “Cosa diavolo abbiamo intenzione di mangiare… oggi?”

Vi sono ristoranti dove qualcuno dimentica di comprare il basilico, accade l’inferno. Da noi è piuttosto semplice. Il basilico, se lo hai dimenticato, non lo usi. Cerchi altro. Perché a casa, alle 13:30, se non hai il basilico, non lo metti. 

La vita è molto spontanea per chi non ha regole e ascolta su Spotify la playlist dal nome dell’omonimo ristorante Crudogeno. E se arriva una bolletta di un importo troppo elevato, la cestini. Non dimenticando di svuotarlo anche. Sai… per sicurezza.